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    Manuale di Digital Journalism per la Scuola e il mondo dell’Istruzione.

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    Comunicazionepuntodoc 27. Difendere il futuro. Oltre la povertà educativa e digitale.

    La supremazia digitale è un fatto sociale clamoroso studiando i bambini prima della scuola e in generale i giovani, vere e proprie spugne rispetto al fascino della comunicazione.
    Ma nelle frequenti situazioni di svantaggio sociale, o quando una precoce autonomia nelle scelte diventa un digital overload, si incentiva pericolosamente la complessità formativa contemporanea.
    Nel Centenario di Don Lorenzo Milani, lavoriamo per attualizzare la “cura educativa“ aggiornando la sua potente denuncia contro l’emarginazione.
    Solo una alfabetizzazione plurale e moderna potrà stimolare autonomia e responsabilità.

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  • Italia un domani senza figli. Un paese che avrà bisogno di immigrazione per non estinguersi

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  • Media maker. Professionisti che integrano i brand in contesti editoriali. Antologia transdisciplinare di saperi utili

    Questo libro, evoluzione delle dispense del corso di formazione “Media Maker”, mette a fuoco il profilo professionale di chi, per conto delle media company, propone contenuti editoriali come occasioni per la comunicazione commerciale e per le attività di marketing. I media maker non lavorano più solo nelle concessionarie, si stanno diffondendo, perché la crescita e lo sviluppo di canali TV, web, radio, social, moltiplica la ricerca delle risorse economiche necessarie. Il libro comprende capitoli dedicati a comunicazione, semiotica, tecnologia, economia, statistica, storia, diritto ed etica, dove l’autrice inserisce conoscenze, ricavate dalle sue esperienze professionali, alcune più tecniche e altre più generali. Il risultato è una visione allargata del sistema professionale, resa possibile da un approccio transdisciplinare che consente di focalizzare quanto il lavoro dei media maker abbia impatti su diversi ambiti strategici della società: i media, la crescita economica, e, nello scenario attuale, anche il raggiungimento degli obiettivi ONU 2030. Prefazione di Antonella Di Lazzaro.

    19.00 
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  • Inside Business 2 Business. L’arte della comunicazione dentro al b2b

    In questo libro Luca Targa ha voluto inserire logiche e pragmatismo frutto della propria pluriennale esperienza nel B2B. Si parte dalle sue idee di futuro per arrivare a diffondere fra le imprese la consapevolezza che fare comunicazione, anche nei mercati cosiddetti di nicchia, rientra in una visione sempre più fondamentale e imprescindibile. Non si tratta di un manuale, né di un elenco spiccio di consigli su cosa occorra per comunicare nel B2B o sugli errori più comuni, quanto piuttosto l’occasione per mettere insieme attente riflessioni sull’argomento che l’autore intende condividere con coloro che masticano il linguaggio delle imprese. L’ipotetico interlocutore di questo libro è pertanto una persona curiosa, attenta, a volte dubbiosa, sicura di sé, indiscutibilmente intelligente perché dialoga e – di conseguenza – ascolta, fa domande, pone interrogativi, non dà niente per scontato. Fa tutto questo perché ama la sua impresa, si identifica in essa, vuole cogliere ogni possibile occasione per farla emergere, progredire e darle il valore che merita. In che modo? Attraverso una comunicazione efficace, in grado di raggiungere obiettivi concreti.

    14.25 
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  • Comunicare la complessità. Il progetto FQTS dall’identità visiva al brand

    La pubblicazione, oltre a comunicare l’importanza strategica dell’identità visiva per gli enti non profit in generale, illustra l’evoluzione di FQTS, progetto di formazione per i quadri del Terzo Settore approdato ad un’identità visiva dai tratti quasi “sperimentali”. Al centro non c’è, infatti, un marchio immutabile, chiuso in una composizione rigorosa e in una forma unica, ma invece un segno aperto e dinamico, che vive ed “esce” dal progetto di identità visiva (pur sempre attraverso forme e colori codificati) per muoversi verso i suoi interlocutori e rappresentare nella maniera più efficace la ricchezza del percorso di FQTS e la pluralità dei suoi attori.

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  • Confessioni di un pubblicitario

    Il teorico dell’advertising. Questo libro spiega con argomenti solidi e tuttora attuali perché David Ogilvy ha dato un contributo decisivo alla costruzione della moderna teoria della pubblicità: non è certo un caso che, dalla sua prima uscita nel 1963, sia stato tradotto in quattordici lingue e che abbia venduto oltre un milione di copie. Uno dei segreti di questa longevità è senza dubbio il fatto che Ogilvy ha sempre anteposto i contenuti e la teoria della comunicazione al business fine a se stesso. “Confessioni di un pubblicitario è un testo”, come tutti i “classici”, di grande attualità. Gli stessi problemi della comunicazione cui Ogilvy ha dato risposta si ripropongono oggi a un livello più alto. Oggi il compito della pubblicità è più serio e impegnativo di quanto non lo sia mai stato. Viviamo nell’era della proliferazione dei media e più che mai l’insegnamento di Ogilvy rimane valido: si tratta ancora di dare a ogni messaggio un autentico valore, di costruire una personalità di marca con un’identità precisa, mantenendola nel tempo e comunicando in modo davvero interessante la promessa vera di un prodotto o di un servizio. Per dirla con le parole di Ogilvy: “Unless your advertising contains a big idea, it will pass like a ship in thè night”. Prefazioni di Giuseppe Mastromatteo e Roberta La Selva.

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  • Mito e brand. Tra Est e Ovest

    “La forza del mito consiste nel fatto che si trova in ogni parte del mondo, che si afferma a prescindere dal contesto e soprattutto deriva da un racconto spesso anonimo che viene recepito dalla collettività.” In origine il brand serviva a identificare o per differenziare, oggi assume la forma di una macchina narrativa per costruire e diffondere significati. In questa logica il mito appare come uno strumento prezioso, un sistema dinamico di simboli, archetipi e schemi che tende a comporsi in una narrazione. Il racconto mitico è un’entità flessibile in quanto scomponibile: ha personaggi, ambientazioni, oggetti simbolici, è composto da differenti unità semantiche. Il mito consente al brand di sviluppare un linguaggio basato sull’immaginario per costruire un universo che produca al suo interno la propria verità. Insomma sembra che miti e brand tendano a convergere almeno sotto il profilo della comunicazione: entrambi propongono storie che diventano fattori di identità per i consumatori. I concetti “verità” e “mito”, normalmente considerati come antitetici e inconciliabili, costituiscono un binomio affermato nella comunicazione. II rapporto mito/brand si fonda sul patrimonio di colori, immagini, forme, numeri e parole presenti nell’inconscio dei consumatori. Quando si sviluppa un brand occorre tener presenti simboli e archetipi che hanno attraversato in modo subliminale le generazioni. Il mito è importante per il brand perché propone un codice di riconoscimento che consente al consumatore di comprendere l’essenza del marchio. Le storie che il libro racconta mettono in luce un tratto comune: la sinergia brand/mito può determinare rilevanti e duraturi successi nei mercati. Non solo: può funzionare come fattore dinamico permettendo a piccole aziende di entrare in mercati di massa dominate da grandi player.

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  • Comunicazionepuntodoc. Lower the top. La sfida delle piattaforme digitali, tra sovranità statuale e saperi sociali (2022) (Vol. 25)

    La special issue intende avviare un dialogo tra differenti discipline, nel tentativo di produrre nuove coordinate di senso e nuovi strumenti concettuali per meglio comprendere le dinamiche trasformative del potere contemporaneo che si producono all’incrocio tra piattaforme digitali, sovranità statuali e saperi sociali. Il numero comprende contributi sia di carattere teorico che empirico (studi comparativi e case studies) che affrontino il rapporto tra OTT, autorità pubbliche, e processi culturali di produzione della conoscenza.

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  • Italia comunicante. Pensieri molto liberi sul mondo della comunicazione

    Ma poi cosa è la buona comunicazione: quella che segue le regole, non di rado ambigue, della correttezza o quella che fa vincere? Questo libro di pensieri molto liberi, avvincente e ritmato come un romanzo breve, racconta con ferrigna franchezza realtà e mitologia, riti linguistici e proclami autoreferenziali del mondo della comunicazione. Un mondo sempre più centrale, nel bene e nel male, nelle dinamiche del paese. E insieme racconta come comunicare sia un mestiere onorevole, indispensabile alla democrazia e alla prosperità economica, e come in Italia in tanti lo esercitino con deontologia, professionalità e onestà intellettuale. Il mondo della comunicazione in Italia conosce la buona, la mola e lo malissimo comunicazione. Conosce la commedia dell’ arte di tanto giornalismo televisivo e non; le contorsioni equilibriste della crisis communication e degli uffici stampa; le finzioni degli influencer; lo strapparsi le vesti enfatico e inutile sulle fake news. Conosce le corse terrorizzate al taglio dei costi; l’enfasi sulla responsabilità sociale dell’impresa che sembra stia bene su tutto meno che sul lavoro; i miti verbosi sul cambiamento epocale che ogni trimestre partorirebbe un mondo nuovo; le ansie per il posto di lavoro e i giochi di potere intorno al tavolo cliente-agenzia. E conosce le capacità, le fatiche e l’impegno per cercare di fare le cose per bene.

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