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19 maggio 2008 | Permalink
Pubblicità: gruppi editoriali e sistemi territoriali.
Questa conversazione con il sociologo Aldo Bonomi appare in alcuni passaggi datata, avvenne in occasione di una ricerca per l’Ossevatorio per l’editoria e la comunicazione di Confindustria dopo il varo della legge Gasparri, oggi probabilmente rivisitata, tuttavia vi sono alcuni spunti di carattere teorico e storico politico, ad esempio sulla “pubblicità ancella del sistema dei media” che meritano attenzione. Le riflessioni su Internet sono decisamente da rivedere, ma anche qui permane la validità di un concetto: Internet è un sistema e un ambiente comunicativo aperto, fondato sulla gratuità che coinvolgerà prima o poi tutti i media.
icona "Conversazione con F. Lupetti e A. Bonomi" |
19 maggio 2008 | Permalink
Quel tiranno del liberalismo
Nel suo ultimo libro “L’Impero del minore dei mali” Climats-Flammarion 2008 (che ci auguriamo di poter pubblicare presto in Italia) il filosofo emergente francese Jean-Claude Michéa descrive il processo culturale e politico attraverso cui il liberalismo - concetto fondamentale elaborato dall’illuminismo - lottando strenuamente contro tutte le posizioni “conservatrici” o “reazionarie”, è diventato una vera e propria “ideologia totalizzante”, come già aveva rilevato lo studioso Jean-Christophe Rufin scrivendo di una “dittatura liberale”. Questo libro è particolarmente attuale perché individua con grande chiarezza le ragioni di un percorso nella sinistra, noi abbiamo l’esempio di quella italiana che approda al Partito Democratico dal Pci, perché interpreta la modernità nel Mercato e nel Diritto quali elementi neutrali e regolatori del conflitto sociale che superi la arretrata distruttività dei conflitti ideologici o religiosi come fattori di crisi.
L’incontro tra destra e sinistra nella “dittatura liberale” è il minore dei mali e l’unica speranza di governabilità.
Appartiene infatti alla scolastica marxista considerare generalmente la modernità come l’esito “storicamente necessario” dello sviluppo dell’economia e delle relazioni mercantili che ha caratterizzato la fine del Medioevo e il Rinascimento, ma si tratta in gran parte di una illusione retrospettiva. Altre civiltà come ad esempio la Cina dei Song hanno conosciuto un simile sviluppo dei processi mercantili, senza per questo diventare “moderne” o “capitaliste”. Specifiche invece dell’Europa occidentale del XVI e XVII secolo sono l’ampiezza e la durata eccezionali di un conflitto molto particolare: la guerra di religione o guerra civile ideologica. Il progetto moderno, di cui il liberalismo è l’espressione più radicale, nasce proprio dalla volontà di cercare ad ogni costo una soluzione a questa crisi. Le elite hanno quindi elaborato una forma di governabilità non più organizzata su postulati morali o religiosi, ma su una base considerata “assiologicamente neutra”. Ciò spiega il ruolo svolto dalla Ragione e dalla Scienza nelle società moderne, dove è diventato possibile credere nell’esistenza di un modo puramente “tecnico” per regolare tutti i problemi che vengono posti dalla vita di una società.
Nel quadro di questa concezione realistica e gestionale della politica ben si comprende allora la moderna idealizzazione del Diritto e del Mercato a cui è approdata la sinistra. Fin dall’epoca di Adam Smith e di Benjamin Constant ci si aspettava che questi due dispositivi garantissero in modo meccanico la coesistenza pacifica degli individui permettendo loro di agire in funzione del proprio solo interesse e non in base a considerazioni “ideologiche” o “religiose” fomentatrici di conflitti. Al centro del progetto moderno e liberale, che dispiega tutta la sua potenza territoriale e pervasiva, disgregando non solo le strutture collettive ma la stessa struttura del soggetto, esiste la prospettiva assai improbabile di una società che, grazie alla scienza e alle sue applicazioni tecnologiche, può fare a meno, definitivamente, di valori simbolici comuni.
Come scrive Pierre Manent, sulle orme di Raymond Aron, oggi lo Stato liberale è lo “scetticismo diventato istituzione”

L'Autore
Jean-Claude Michéa, nel 1998 pubblica un libro sul calcio che considera lo sport popolare per eccellenza, ma ormai degenerato in una pura industria spettacolare (Les intellectuels, le peuple et le ballon ronde, Climats. Nel 2002, Impasse Adam Smith, Brèves remarques sur l’impossibilité de dépasser le capitalisme sur sa gauche (Champs-Flammarion, 2006), in cui sostiene che il pensiero e l’azione attraverso cui la sinistra pensava di superare il capitalismo in realtà ne hanno ampliato i margini manovra, così l’ideologia del mercato è oggi dominante grazie all’azione congiunta della destra e della sinistra, una posizione questa vicina alle idee del filosofo Dany-Robert Dufour (Le Divin marché, Denoël ).
19 maggio 2008 | Permalink
Presentazione della Collana di comunicazione sociale e politica
Superata l’era delle ideologie che dettavano le visioni e le forme della politica nell’agire e nel pensare, la lotta per il potere o la supremazia politica oggi si gioca tutta nello spazio comunicativo, alla conquista della mente, dei pensieri e dei sogni. E’ e sarà la capacità di dare ai progetti di società e ai programmi una forza di comunicazione vera, che comprende cultura ed emozione, immagine e contenuto, il futuro della forma politica, della relazione politica e della conquista della rappresentanza democratica. Il grande cambiamento del linguaggio della politica si sta facendo usando l’alfabeto della comunicazione, da qui nasce l’esigenza che un editore innovativo accompagni con indipendenza e amore di libertà l’era della comunicazione politica.
19 maggio 2008 | Permalink
Marco Mignani, un copywriter geniale
Nato a Milano il 15 ottobre 1944, dopo gli studi a indirizzo umanistico cominciò a lavorare nel mondo della pubblicità come copywriter per diventare in breve capogruppo e direttore creativo in importanti agenzie americane. Inizia nel '67 in Publinter, poi Leo Burnett, Doyle Dane Bernbach, Tbwa e D'Arcy MacManus & Masius. Nel 1983 fonda la Rscg Mezzano Costantini Mignani, che lasciò dopo 22 anni nel 2004 per fondare la MPG, l'agenzia che porta l'iniziale del suo cognome e quello dei due soci, il copywriter Antonio Pinter e l'art director Mauro Galbiati.
Nel 1988 diventò presidente dell'Adci, l'Associazione dei creativi della comunicazione. E’ stato professore a contratto di Tecniche della comunicazione pubblicitaria alla Facoltà di Scienze della comunicazione all'Università La Sapienza di Roma e alla Statale di Milano. E' stato socio fondatore, past president e membro della Hall of Fame dell'Art Directors Club Italiano.

Gli slogan di Marco Mignani, hanno segnato profondamente la storia del costume italiano: come "Milano da bere", che nel 1987 rilanciò l'immagine dell'Amaro Ramazzotti che finì per diventare una nuova icona della comunicazione di massa, usata addirittura da sociologi e storici per designare il periodo dell'edonimismo reaganiano, l'Italia degli anni ’80 e la Milano pre-tangentopoli.
Molte sue campagne pubblicitarie sono entrate nell'immaginario collettivo: da Scottex ("Dieci piani di morbidezza") a Dixan ("Niente lava meglio"), da Beltè ("Più buono proprio non ce n'è"), a Lind (“la scioglievolezza di Lindor”) da Fonzies (“se non ti lecchi le dita godi solo a metà”) a Acqua Vera (“Acqua vera acqua pura il dono intatto della natura”) a tante altre...
Marco Mignani, uno dei più celebri pubblicitari italiani, ha innovato come pochi altri il mondo della comunicazione pubblicitaria del nostro paese.br>Pur ritenendo la pubblicità un acceleratore dei processi economici e decisionali del consumatore e delle aziende, un “attizzatore di desideri”, ha sempre realizzato campagne pubblicitarie che dimostravano grande intelligenza e soprattutto rispetto per il consumatore. L’onesta intellettuale che lo contraddistinse e la scuola da cui proveniva, non gli permettevano di fare promesse di felicità senza il sostegno degli hard assets del prodotto.
Del resto, la pubblicità per Marco Mignani non era “ne strega, ne Madonna”, ma per dirla con la sua semplicità e schiettezza: “la pubblicità è la lucidatura di una mela”, è ciò che rende desiderabile un prodotto che - senza la pubblicità - resterebbe anonimo e sostanzialmente indifferenziato rispetto agli altri beni. Negli anni ’80 introduce in Italia la star strategy ideata da J. Séguéla, ma ben presto diventa il più grande oppositore della “pubblicità spettacolo” considerata una sterile degenerazione della star strategy e la principale responsabile della trasformazione dei consumatori di prodotti in consumatori di pubblicità.
Fine stratega, Marco Mignani alla creatività chiedeva intelligenza ed acutezza, perché la buona pubblicità nasce dall’interpretazione creativa di un pensiero strategico, mentre, ai creativi chiedeva di essere sempre curiosi, di sperimentare, ma di rimanere ancorati alla società, osservandone scampoli di vita quotidiana, schegge di cultura, cambiamenti, mode, linguaggi e stili. A suo avviso la creatività in pubblicità non doveva essere fine a se stessa, ma poteva essere guidata, e a volte curvata, verso l’efficacia da un pensiero strategico, (meglio ancora se di lungo periodo).
E' stato anche il creatore di alcune campagne politiche nazionali, In particolare inventò nel 1987 quel "Forza Italia" per la Democrazia cristiana che ha poi ispirato il movimento politico di Silvio Berlusconi. Negli ultimi anni della sua vita, con grande slancio umanitario, Mignani ha curato l'immagine e la comunicazione di Telefono azzurro e di Vidas (Assistenza completa e gratuita ai malati terminali). Come docente di Tecniche della comunicazione pubblicitaria perseguiva e sviluppava il talento insito nei giovani e apprezzava la ricerca e la sperimentazione della comunicazione in tutte le sue forme e linguaggi.

Americo Bazzofia,
(Università degli Studi di Roma "La Sapienza")


Per informazioni bibliografiche: faustolupetti@faustolupettieditore.it
15 maggio 2008 | Permalink
Le marche e i loro mondi
Le marche nell’essere parte integrante della società della comunicazione sono capaci di contaminare e inglobare altri aspetti della realtà e insieme alla pubblicità fanno tutt’uno con la moda , il design, l’architettura, la politica , il mercato e l’elaborazione di nuovi linguaggi. Il Libro per la Marca è media efficace, di relazione, di memoria e di fidelizzazione.

Economico e culturale si sovrappongono, non sono più dissociabili. L’estensione della cultura di consumo con la sua produzione di massa e la creazione di sistemi simbolici pone fine alla sfera separata della cultura che diventa indistinguibile dalla vita, come anche non c’è più differenza tra cultura alta e cultura popolare.
08 maggio 2008 | Permalink
Propaganda: l'Autore
Nipote di Freud, Edward Louis Bernays (1891-1996) è una figura poco nota al pubblico italiano, eppure viene unanimemente considerato, insieme a Ivy Lee, colui che ha fondato negli Stati Uniti la scienza delle Pubbliche Relazioni. Nasce a Vienna, la sua famiglia vanta stretti legami di sangue con Sigmund Freud, la madre, Anna, ne è la sorella. “Propaganda”, pubblicato a New York dall’editore Horace Liveright nel 1928, alla vigilia della Grande Crisi, è considerato il libro più importante di Bernays perché nelle sue pagine si trova espressa la filosofia cui si è ispirato in tutta la sua lunga attività.
Nel 1945 il Dipartimento delle Relazioni del Consiglio federale delle chiese di Cristo in America crea il premio The Edward L. Bernays per la leadership nella promozione dei rapporti interrazziali, un omaggio al suo lungo impegno antisegregazionista, iniziato nel lontano 1920.

«La personalità è al centro dell’attuale vita politica. Sulla base di questo dato intangibile bisogna cercare di ottenere l’adesione del pubblico a un partito, a un programma, a una strategia internazionale. Il fascino del candidato è il segreto alchemico capace di trasmutare la povera carta di un programma elettorale nell’oro dei voti»
icona "Propaganda: l'Autore" |
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