| 16 settembre 2008 | Permalink |
|
| Annual Art Directors Club Italiano 2008 |
UNA STORIA CHE VIENE DA LONTANO E CONTINUA A RINNOVARSI
Anche quest’anno è in preparazione l’Annual dell’Art Directors Club Italiano, giunto alla 23°Edizione pubblicato da Fausto Lupetti Editore -ora a Bologna- e dunque un libro con un’importante storia che continua a rinnovarsi.
Un volume che negli anni si è imposto come irrinunciabile testimonianza delle migliori, recenti idee della pubblicità italiana.
Un libro prezioso e ambizioso che quest’anno per vari aspetti cambierà non poco, grazie anche al rinnovato impegno dell’Art Directors Club di selezionare i lavori con criteri ancora più rigorosi, ad esempio, tramite giurie on-line composte dai quaranta creativi italiani più premiati negli ultimi cinque anni, con il mandato di rifarsi a un giudizio regolato il più possibile su standard di eccellenza internazionale.
Dunque la scrematura della scrematura, per offrire un testo che non sia l’ennesimo episodio autocelebrativo, ma valga anche come fermo immagine dell’attuale ricerca creativa del nostro paese e del suo desiderio di aprirsi al mondo per accettarne le sfide sempre più impegnative.
Un testo che perciò guarda anche alla comunità internazionale per diventarne, al pari di Annual degli altri paesi, credibile strumento di aggiornamento e cultura creativa.
Un volume che da quest’anno sarà più ricco, in termini di nuove categorie -tutte legate al web- che trovano prepotentemente spazio, in accordo con i principali premi internazionali e i cambiamenti che stanno modificando le priorità mediatiche degli investitori di tutto il mondo.
L’edizione di quest’anno, la prima della gestione di Marco Cremona come neopresidente, avrà la supervisione di Paolo Cesano in stretta collaborazione con tutto il consiglio dell’Art Directors Club Italiano stesso.
Bologna settembre 2008
|
|
|
|
|
|
|
| 04 settembre 2008 | Permalink |
|
| Elio Vittorini un inedito sulla pubblicità |
La nostra casa editrice si appresta a pubblicare in autunno il libro “Scusa mi presti la penna” che raccoglie scritti e testi di grandi scrittori nella e per la pubblicità, il testo è a cura di giovani studiosi dell’Università di Perugia coordinati da Giovanna Zaganelli. Fra i numerosi scritti ecco una anticipazione. Già nel 1939 Elio Vittorini parlando di pubblicità coglieva l’occasione per criticare il fascismo e per dare alla pubblicità dignità artistica.: “E i più violenti sono stati i più bravi: hanno rapito il regno dei cieli. Però col tempo, questa pubblicità autoritaria incontra i pericoli che l’assoluto quantitativo finisce sempre per incontrare. Incontra l’indifferenza umana”.
Avvenne che le opinioni di Vittorini nel dopoguerra, seppur discutibili, furono volutamente e colpevolmente dimenticate in onore ad una piatta e ideologica critica al consumismo.
Presentazione della tavole pubblicitarie Olivetti (Ivrea 1939)
di Elio Vittorini
La serie di tavole che presentiamo costituisce un caso che, nello stato presente della pubblicità italiana all'estero, merita qualche chiarimento. A lungo si è creduto che la pubblicità fosse da esercitare secondo modi dalla sua stessa natura suggeriti. Da che cosa nasce la pubblicità? Dal bisogno, sentimento o calcolo di autoaffermazione. Ed ecco, per secoli, gli uomini abbandonarsi al bisogno, al sentimento, al calcolo con un risultato di autoaffermazione bruta. II problema degli scopi da raggiungere, conquistar proseliti, conquistar clienti, è stato risolto unicamente per via di valori quantitativi. Trattandosi di gridare, la gara è stata a chi gridava più forte, a chi gridava con più insistenza, a chi gridava più di continuo. E i più violenti sono stati i più bravi: hanno rapito il regno dei cieli. Però col tempo, questa pubblicità autoritaria incontra i pericoli che l'assoluto quantitativo finisce sempre per incontrare. Incontra l'indifferenza umana. E allora? Allora bisogna fare quello che si sarebbe dovuto fare fin dal principio. Bisogna rendere qualitativo il fatto quantitativo. L'uomo è qualità. E se un atto di forza vuol essere veramente vitale bisogna che impegni l'uomo in umanità, in qualità. Per questo si parla oggi in America di umanismo pubblicitario. Nessuno, naturalmente, dice che la pubblicità non debba più essere affermazione. II problema è che sia affermazione essendo un'altra cosa, essendo una cosa qualitativa, qualificandosi. Deve insomma avere un'altra ragione di esistere, che la faccia esistere di per sé stessa innanzi all'uomo. E questa ragione non può essere che la ragione per cui esistono le opere d'arte: la ragione di nessuna ragione, di nessuno scopo. Le tavole che presentiamo sono state concepite appunto secondo i risultati di una lunga pratica in tal senso. Gli autori si sono serviti in esse dell'affermazione come di materia pura e semplice. II prodotto hanno preso come elemento da elaborare in immagine, non già come dogma da imporre. E di volta in volta hanno cercato di stabilire corrispondenze linguistiche, tra l'elemento prodotto ed altri elementi (gratuiti), le quali attirassero l'attenzione della fantasia per darle poi libero gioco nel modo in cui le dà libero gioco un'immagine poetica, un'opera d'arte. Certo, dietro queste tavole, c'è uno scopo che resta, in definitiva, quello comune di ogni pubblicità. Pure, gli autori hanno lavorato senza tenerlo presente: tenendone presente uno molto più immediato: creare immagini che riuscissero a durare nell'uomo e a vivere in lui. È lo stesso scopo altamente ambizioso di un poeta, di un pittore. Ma, se solo l'arte può qualificare, e far durare, far vivere, ottenere l'impegno dell'uomo, la pubblicità deve essere arte.
|
|
|
|
|
|
|
|