di Cesare Cavalleri
L'editore Fausto Lupetti, di Bologna, ha pubblicato una svelta antologia degli scritti di Jean Baudrillard, con una
bella copertina: si vede un libro fotografato di sbieco, sul quale si legge il nome dell'autore (Baudrillard, appunto), e il
titolo: La scomparsa della realtà. Sotto, parafrasando Magritte che ha intitolato «Ceci n'est pas une pipe» il suo
famoso quadro che rappresenta una grande pipa, c'è il sottotitolo «Ceci n'est pas un livre». La copertina esprime
bene la contraddittorietà e l'arguzia di Baudrillard (1929-2007), l'ex marxista, sessantottardo e finalmente apostolo
della post-modernità, il quale in diversi volumi ha sostenuto che il virtuale ha ormai scacciato il reale: Magritte,
infatti, poteva ben dire che la sua «non era una pipa», essendo la rappresentazione di una pipa, ma Baudrillard (o
l'editore) non può dire che quello non è un libro, perché, invece, «è» un libro, di circa 140 pagine, che costa 12 euro.
Lo slogan sarebbe appropriato se il libro apparisse sullo schermo televisivo o su YouTube, ma non in un libro
stampato su carta. Insomma, anche se siamo invasi dal virtuale, la realtà resiste. Tuttavia, è suggestivo e anche
divertente seguire le elucubrazioni di Baudrillard. Ascoltiamo: «Il concetto chiave di questa Virtualità è l'Alta
Definizione. Quella delle immagini, ma anche quella del tempo (il Tempo Reale), della musica (l'Alta Fedeltà), del
sesso (la pornografia), del pensiero (l'Intelligenza Artificiale), del linguaggio (i linguaggi numerici), del corpo (il codice
genetico e il genoma). Dovunque l'Alta Definizione segna il passaggio, al di là di ogni determinazione naturale, verso
una formula operativa - più precisamente "definitiva" - verso un mondo dove la sostanza referenziale diventa
sempre più rara. La più alta definizione del medium corrisponde alla più bassa definizione del messaggio - la più
alta definizione dell'informazione corrisponde alla più bassa definizione dell'evento - la più alta definizione del sesso
(il porno) corrisponde alla più bassa definizione del desiderio - la più alta definizione del linguaggio (nel codice
numerico) corrisponde alla più bassa definizione del senso - la più alta definizione dell'altro (nell'interazione
istantanea) corrisponde alla più bassa definizione dell'alterità e dello scambio, eccetera». Brillante, no? Certamente
brillante e suggestivo, ma sotto sotto si intuisce il sofisma. Che è innanzitutto linguistico: che cosa intende
Baudrillard quando parla di «determinazione naturale», o quando, altrove, usa parole come «metafisica», «estetica»,
«referenziale», che derivano dall'elaborazione razionale di secoli di filosofia? Come prefazione all'antologia (ben
tradotta e annotata da Augusto Zuliani) è stato scelto un testo di Edgar Morin, del 2004. Lo studioso della
complessità racconta della sua amicizia con Baudrillard e sintetizza in quattro parole la sua impressione sull'amico:
«È geniale, ma strano!». Proprio così, geniale e strano, e non si sa quale dei due aggettivi prevalga sull'altro. Lo
stesso Morin avverte che non bisogna tirare troppo la corda: «Ritengo che il valore di Baudrillard consista nel suo
lavoro di derealizzatore, eccellente nel disgregare le evidenze, ci risveglia, ci stimola ed eccita. Tuttavia giunge il
momento in cui esagera: sostenere che la guerra del Golfo non è avvenuta è una grande esagerazione, anche se è
vero che ci sono state molte illusioni in questa guerra». Insomma, la realtà finisce sempre per riprendere il
sopravvento. Altrimenti, come ha scritto con qualche perfidia Philippe Corcuff in morte di Baudrillard, si può
sostenere che Baudrillard, come pensatore, non è quasi esistito: «Non in rapporto ai maldestri mestieranti
dell'università come me, ma nei confronti di coloro che ci hanno dato la voglia di fare questo mestiere: i Merleau
Ponty, Lévi-Strauss, Foucault, Duby, Bourdieu...». |