| 25 marzo 2010 | Permalink |
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| L’ultima Intervista a Emanuele Pirella |
a cura di Salvo Scibilia
Solo due mesi fa Emanuele Pirella ha concesso una lunga intervista al creativo Salvo Scibilia
per il secondo numero della la Rivista “ ComunicazionePuntoDoc ” della Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza diretta da Mario Morcellini e da noi pubblicata. http://www.faustolupettieditore.it/catalogo.asp?id=52
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| 08 febbraio 2010 | Permalink |
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| Il suo libro c'è. Ma Baudrillard è esistito? |
di Cesare Cavalleri
L'editore Fausto Lupetti, di Bologna, ha pubblicato una svelta antologia degli scritti di Jean Baudrillard, con una
bella copertina: si vede un libro fotografato di sbieco, sul quale si legge il nome dell'autore (Baudrillard, appunto), e il
titolo: La scomparsa della realtà. Sotto, parafrasando Magritte che ha intitolato «Ceci n'est pas une pipe» il suo
famoso quadro che rappresenta una grande pipa, c'è il sottotitolo «Ceci n'est pas un livre». La copertina esprime
bene la contraddittorietà e l'arguzia di Baudrillard (1929-2007), l'ex marxista, sessantottardo e finalmente apostolo
della post-modernità, il quale in diversi volumi ha sostenuto che il virtuale ha ormai scacciato il reale: Magritte,
infatti, poteva ben dire che la sua «non era una pipa», essendo la rappresentazione di una pipa, ma Baudrillard (o
l'editore) non può dire che quello non è un libro, perché, invece, «è» un libro, di circa 140 pagine, che costa 12 euro.
Lo slogan sarebbe appropriato se il libro apparisse sullo schermo televisivo o su YouTube, ma non in un libro
stampato su carta. Insomma, anche se siamo invasi dal virtuale, la realtà resiste. Tuttavia, è suggestivo e anche
divertente seguire le elucubrazioni di Baudrillard. Ascoltiamo: «Il concetto chiave di questa Virtualità è l'Alta
Definizione. Quella delle immagini, ma anche quella del tempo (il Tempo Reale), della musica (l'Alta Fedeltà), del
sesso (la pornografia), del pensiero (l'Intelligenza Artificiale), del linguaggio (i linguaggi numerici), del corpo (il codice
genetico e il genoma). Dovunque l'Alta Definizione segna il passaggio, al di là di ogni determinazione naturale, verso
una formula operativa - più precisamente "definitiva" - verso un mondo dove la sostanza referenziale diventa
sempre più rara. La più alta definizione del medium corrisponde alla più bassa definizione del messaggio - la più
alta definizione dell'informazione corrisponde alla più bassa definizione dell'evento - la più alta definizione del sesso
(il porno) corrisponde alla più bassa definizione del desiderio - la più alta definizione del linguaggio (nel codice
numerico) corrisponde alla più bassa definizione del senso - la più alta definizione dell'altro (nell'interazione
istantanea) corrisponde alla più bassa definizione dell'alterità e dello scambio, eccetera». Brillante, no? Certamente
brillante e suggestivo, ma sotto sotto si intuisce il sofisma. Che è innanzitutto linguistico: che cosa intende
Baudrillard quando parla di «determinazione naturale», o quando, altrove, usa parole come «metafisica», «estetica»,
«referenziale», che derivano dall'elaborazione razionale di secoli di filosofia? Come prefazione all'antologia (ben
tradotta e annotata da Augusto Zuliani) è stato scelto un testo di Edgar Morin, del 2004. Lo studioso della
complessità racconta della sua amicizia con Baudrillard e sintetizza in quattro parole la sua impressione sull'amico:
«È geniale, ma strano!». Proprio così, geniale e strano, e non si sa quale dei due aggettivi prevalga sull'altro. Lo
stesso Morin avverte che non bisogna tirare troppo la corda: «Ritengo che il valore di Baudrillard consista nel suo
lavoro di derealizzatore, eccellente nel disgregare le evidenze, ci risveglia, ci stimola ed eccita. Tuttavia giunge il
momento in cui esagera: sostenere che la guerra del Golfo non è avvenuta è una grande esagerazione, anche se è
vero che ci sono state molte illusioni in questa guerra». Insomma, la realtà finisce sempre per riprendere il
sopravvento. Altrimenti, come ha scritto con qualche perfidia Philippe Corcuff in morte di Baudrillard, si può
sostenere che Baudrillard, come pensatore, non è quasi esistito: «Non in rapporto ai maldestri mestieranti
dell'università come me, ma nei confronti di coloro che ci hanno dato la voglia di fare questo mestiere: i Merleau
Ponty, Lévi-Strauss, Foucault, Duby, Bourdieu...». |
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| 06 gennaio 2010 | Permalink |
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| Il prezzo, costa alla pubblicità. |
di Americo Bazzoffia
Colpisce chi osserva i mercati, l’orientamento che - con poche eccezioni - le imprese hanno adottato da qualche tempo per accelerare la ripresa.
Il prezzo sembra essere divenuta l’unica dimensione rilevante nel rapporto con il consumatore e l’unica reale “USP”(argomentazione esclusiva di vendita) promossa nella pubblicità.
Come se questa, pur importante, variabile finisse per esaurire le motivazioni che inducono al consumo. Come se il valore dell’offerta fosse sinonimo di prezzo basso o ribassato.
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| 04 gennaio 2010 | Permalink |
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| Emanuele Pirella intervistato dal creativo e scrittore Salvo Scibilia sul secondo numero della Rivista Comumicazionpuntodoc che esce a gennaio, il titolo “Evoluzioni creative”. |
In anteprima l’introduzione all’intervista.
Emanuele Pirella è fondatore e Presidente dell’agenzia Lowe Lintas Pirella Gottsche e della Scuola di Emanuele Pirella. Nato e cresciuto a Parma, laureato a Bologna in Lettere Moderne, la sua vita professionale, dal 1964 ad oggi, si è svolta a Milano. E’ stato Presidente dell’Art Directors Club Italiano nel 1990 e la sua agenzia ha ricevuto per diverse volte il prestigioso Leone al Festival di Cannes, oltre ai maggiori riconoscimenti italiani. Con Tullio Pericoli, Pirella collabora con pagine di satira politica a L’espresso, al Corriere della Sera e a la Repubblica. Su L’espresso, è stato titolare della rubrica di recensioni televisive per 12 anni, attività culminata con il premio Flaiano (2000).
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| 25 novembre 2009 | Permalink |
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| UN LIBRO SA PRESENTARSI DA SOLO! Leggi qui il primo capitolo |
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| 26 ottobre 2009 | Permalink |
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| Agenzie di pubblicità e la crisi. Troppe gare e spot fai-da-te. |
Le agenzie di pubblicità sono in difficoltà come d’altra parte molte imprese italiane. Il fatto che una delle maggiori come la McCann Erickson abbandoni Assocomunicazione non rivela alcuna responsabilità per l’Associazione delle agenzie sullo stato di crisi del settore che ha altre ben più profonde e complesse ragioni.
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| 01 ottobre 2009 | Permalink |
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| Quando il giornalismo si fa community |
di Fausto Lupetti
Killer business model, cosi lo chiamano i profeti di quel marketing che sta prendendo il potere su internet (ipotesi suggestiva ma non del tutto improbabile). Dopo l’ecommerce ecco dunque che circola un’altra parola magica e non sconosciuta: community è la nuova miniera d’oro per la creazione di valore. Una signora danese Lisbeth Knudsen che dirige un importante gruppo editoriale Det Berlingske Officin dice: “I nostri giornali in quanto prodotti in sé, autonomi non avranno più futuro se non saranno capaci di creare dei legami con delle community. Non ci si può più accontentare di produrre contenuti, ma bisogna diventare mediatori e animatori di comunità sul web”. Dunque i giornali perdono non solo come media ma anche in autorevolezza e influenza. La tecnologia non basta per spiegarne la crisi bisogna che gli editori si inventino nuovi contenuti, interattivi, partecipativi, comunitari.
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| 17 settembre 2009 | Permalink |
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| Claudio Meldolesi un ragazzo che tentò l’assalto al cielo. |
Per Claudio Meldolesi che fu mio compagno a Milano nel ‘68 la sola immagine di esimio professore e preside del DAMS Accademico dei Lincei forse è riduttiva e sta un po’ stretta.
Sono convinto che un ricordo di Claudio come rivoluzionario sia doveroso: perché lo spirito del ’68 gli appartiene. E, appartenendogli, è entrato in maniera più o meno esplicita nella sue opere, che sono in gran parte dedicate a utopisti, a proletari, ad artisti irregolari, alle zone inquiete e marginali del teatro.
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| 24 agosto 2009 | Permalink |
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| Il futuro della pubblicità |
Una riflessione su alcuni aspetti del futuro della pubblicità viene dal libro appena pubblicato di Bernard Poulet, La fin des journaux et l’avenir de l’information, le Débat- Gallimard. 2009. Un bel libro che tocca diversi argomenti di cui varrà la pena parlarne: Social network e condivisone; il drenaggio Usa della ricchezza Internet; L’ideologia di internet, post moderni e post umani; un mondo senza esperti, Google rende stupidi.
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| 01 agosto 2009 | Permalink |
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| Murdoch e Berlusconi. |
L’editore che fa politica e il politico che fa l’editore,
la vera ragione del conflitto.
La notizia c’è ed è questa: sappiamo per certo che gli sherpa sono al lavoro, avanti e indietro. L’incontro tra i due tycoon va preparato perché l’intesa è possibile. L’affinità ideologica c’è ma potrebbe non bastare. Parliamo di Murdoch e Berlusconi. Dopo il siluro dell’Iva del 20 % per gli abbonati Sky c’è oggi TivùSat (società fra concorrenti partecipata da Rai al 48,25%, Mediaset al 48,25% e T.I.Media-TV7 al 3,5%) alleanza nata per contrastare il monopolio del satellite della piattaforma Sky. che dal 1° agosto la priverà delle sei reti satellitari di Raisat. A questo si aggiunge anche l'Iptv di Fastweb-Mediaset che offre cinema e calcio con la serie A.
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